FROM LIGONCHIO IL GRANDE WERTHER PEDRAZZI DICE LA SUA SULLA STAGIONE BIANCOROSSA.

 

                                                     Per amore, solo per amore...

                                  Ho combattuto il cuore dei mulini a vento...

                                   In un paese d'ombre fra la terra e il cielo...

                                                     (Roberto Vecchioni)

 

 

 

Noi, che il “gobbone” del Cusna è meglio dell’Himalaya e il Lago della Bargetana è l'ombelico del Mondo, e Ligonchio il Paese tra la terra e il cielo, dove le ombre di chi ci ha preceduto continuano a vivere e agitarsi nel nostro cuore. Noi, montanari d'Appennino, irriducibili e orgogliosi, a volte irridenti, che voi di Reggio, nelle giornate di trasparente splendore, vi guardiamo dall'alto, laggiù, oltre il profilo della Pietra di Bismantova, e vi chiamiamo "piansan". E spesso pure ci incazziamo, quando alla stagione dei funghi venite su a prendere e poco lasciare, e prima di andarvene stipate anche il bagagliaio della macchina di taniche riempite alla Fontana dello Scodellino... Di acqua così buona ne troverete davvero poca. Abbiamo solo quella. Ma ve la diamo volentieri...

Ma poi...

Noi che appena passiamo il Po, per ventura di migrazione in terra lombarda, cambia completamente la prospettiva, sfuma anche il dislivello tra montagna e pianura, e allora tutto diventa, semplicemente... Reggio, e po' basta!

Nel cuore. Purtroppo anche un po' troppo lontano dagli occhi.

Anche la stagione della Reggiana nostra,  UnaHotels, l'abbiamo seguita così. Con il cuore, ma da lontano.

Perdonerete, dunque, se prevarranno le sensazioni alle informazioni. Facciamo che sia soltanto e semplicemente il personalissimo diario emotivo di un emigrante reggiano.

Non senza tener conto dell'illuminate suggerimento del carissimo (e reggianissimo) amico: distinguere le vicende societarie da quelle agonistiche.

Dal punto di vista della società è stato un anno-chiave.

Nel vero e proprio senso della parola. Si è chiusa un'era, ma il palazzo non è rimasto disabitato, poiché se ne è aperta un'altra, di epoca o di porta, fate voi, altrettanto solida.

Dopo oltre 20 anni Stefano Landi (più che benemerito) ha dato seguito all'intenzione, già manifestata fin dal 2019, di non voler più essere l'uomo solo al comando. La sua è stata la lunga stagione che ha portato la Pallacanestro Reggiana al vertice del basket nazionale, con le due finali scudetto del 2015 (persa 3-4) alla settima partita (che grida ancora vendetta) contro Sassari, e quella dell'anno successivo, persa 2-4 contro l'Olimpia Milano. A questo va aggiunta la conquista della SuperCoppa italiana (2015) e il primo successo europeo (EuroChallenge 2014). Reggio, dunque, nell'Olimpo del basket.

Spesso, troppo, e in troppe realtà del nostro basket, abbiamo visto seguire la notte al tramonto dei giorni felici. A Reggio, non è successo.

Poiché alla stagione "landiana" pare seguirne un'altra altrettanto solida. Affidabile. Rara, di questi tempi di turbolenza.

Quattro soci sono arrivati ad affiancare lo stesso Stefano Landi, rimasto nel Consiglio direttivo in quota paritetica. Con Enrico San Pietro (condirettore generale Unipol), Enzo Bartoli e la figlia Veronica, presidentessa, Andrea Baroni (amministratore delegato End Holding), Graziano Sassi (amministratore delegato Gs Brand). Ci piace citarli, per una caratteristica di assoluta garanzia: sono tutti reggiani!

Ancora, ci piace un dettaglio, significativo. L'assidua presenza vicino alla squadra, anche durante le trasferte, nonostante le difficoltà imposte dalla maledetta pandemia, della presidentessa Veronica Bartoli. Deduzione: all'impegno e alla disponibilità economica si associa la passione. Significa la certezza di aprire l'orizzonte sul futuro.

Passando, invece, alla squadra, all'ambito agonistico, la nostra, modestissima, opinione è sempre la stessa: siamo a commentare una stagione irregolare. Per noi, totalmente irregolare. Poiché condizionata, per meglio dire, dominata, da fattori extrasportivi.

Quel poco che sappiamo ci dice che alla fine di ottobre la UnaHotels era terza in classifica. Poi, il flagello del Covid, e la conseguente carestia di una sola vittoria nei due mesi successivi. Controprove non possiamo averne, che senza il passaggio del virus non sarebbe seguito il vento di tempesta che si è portato via allenatore e alcuni giocatori. Il fatto, però, rimane quello. E nemmeno vogliamo costruirci relazioni di causa-effetto.

Qualche mistero rimane, almeno per noi. Ad esempio l'improvvisa rinuncia a Josh Bostic, un Lazzaro inopinatamente risorto dopo tre giorni a Brindisi. Chissà? Ne abbiamo viste talmente tante... Anche di giocatori che non trovando il feeling con l'allenatore fanno di tutto per cambiare aria. Lasciando, comunque,  come strascico, anche il dubbio sull'allenatore che non aveva saputo trovare la chiave di comunicazione... Ma fermiamola, l'onda, che è tutta dietrologia.

Semmai... Se ci è consentita una nostra umile opinione, il peccato originale di questa stagione reggiana è stata la rinuncia estiva a Peppe Poeta.

L'età, certo...

Ma anche a prescindere dal valore attuale del giocatore, che a stagione (ir)regolare appena conclusa con Cremona, per continuità di rendimento medio si è dimostrato tra i tre italiani migliori, immediatamente dietro a Tonut e Spissu, quello che veramente conta è la passione con cui Peppiniello ancora scende ogni volta in campo. Ed è proprio questa, la passione, e chi fosse in grado di trasmetterla, forse la mancanza più evidente nella stagione della Reggiana: un leader italiano! Perché si sa che gli stranieri spesso vanno per la tangente, se in spogliatoio non c'è chi, per esperienza e personalità, è in grado di riportarli in carreggiata. 

Oggi contano soltanto due cose: la salvezza e quello che si farà in futuro?

A chi metteranno la palla in mano? A Leonardo Candi? Purché si tenga conto che Brandon Taylor può essere molte cose, a volte "un trottolino amoroso", ma non esattamente un playmaker. E alla lunga certe cose si sentono. Quando si riempiono più gli occhi (anche di belle giocate) e molto meno la pancia della squadra (di rifornimenti sostanziosi).

Quando pensiamo a Reggio, e sempre speriamo che torni presto l'età dell'oro del suo basket, non possiamo negare un pensiero che ci tormenta.

Dalla separazione da Max Menetti, in due stagioni e mezza, si sono susseguiti 5 allenatori (Cagnardi, Pillastrini, Buscaglia, Martino, Caja): sono troppi! Anche in questa direzione bisogna ritrovare progettualità e stabilità.

Francamente???

Siamo rimasti alquanto disorientati nei giorni scorsi leggendo dell'accostamento di Attilio Caja, appena ingaggiato e appena raggiunto l'obiettivo-salvezza, ad altre società....

E' vero, è stato un matrimonio d'emergenza, sapete no? di quelli che vengono chiamati matrimoni riparatori, e che poi, all'atto della convivenza reale ed effettiva, non è detto che i protagonisti si piacciano veramente...

 Per tutto confidiamo nella passione e nella competenza della nuova società che guida il basket reggiano.

 

 

 

 

Commenti

  1. Pienamente d’accordo sull’addio a Peppiniello, ma chi è stato a decidere questo.

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  2. Suggestiva,romantica.....lucida lettura di una stagione strana!

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