OPINIONI. PINO SACRIPANTI. "IL LIVELLO DELLA SERIE A NON E' PEGGIORATO. STANNO CALANDO I TOP PLAYER ITALIANI".

Dopo il doloroso esonero a Napoli della scorsa stagione, Pino Sacripanti fa solo da spettatore alla serie A. Di seguito l’estratto di un’intervista di Fabrizio Fabbri del Corriere dello Sport.

Sacripanti, che ne pensa di questo livellamento? E’ ver­so il basso o verso l’alto ?

“Le prime due, la Segafredo Bologna e Milano, sono chia­ramente di un livello superio­re anche se hanno colleziona­to qualche inciampo, complici infortuni e energie spese in Eu­rolega. L’idea che possano con­tinuare a recitare un copione a parte è tangibile pure, se poi fuori dai confini fanno maga­ri più fatica di quanto si spera­va ed immaginava. Non posso dire che la A sia assolutamente peggiorata. Credo paghi una ri­duzione sempre maggiore della base di top player italiani. Tra chi va in NBA e chi sceglie club stranieri, la rosa dei nostri indi­geni in grado di segnare le sorti di un club è ridotta. Su questo vale la pena di interrogarsi”.

Quindi possiamo dire che il de­stino sportivo dei club è, come sa da tempo, in mano agli stra­nieri?

“Credo non si offenda nessuno, perché sembra abbastanza evi­ dente. Sono pochi gli italiani a fare la differenza, ed è doloroso constatarlo. Ma anche nell’in­ gaggio degli stranieri le regole sono cambiate. Quando io ho iniziato ad allenare, grandi gio­catori che non trovavano spazio o avevano minutaggio ridotto nella NBA guardavano a noi, o magari alla Spagna, come ap­prodo. Ora non è più così. Tanti sono nel mondo i mercati aper­ti ed in Europa è cambiata la geografia cestistica. Eravamo più appetibili della Fran­cia ad esempio, e la Germa­nia era distante. Ora i valori sono altri e ge­nerano scelte dif­ferenti”.

Di Varese, una delle tante che galleggia in questo mare di equilibrio, abbiamo parlato. Chi altri l’ha sorpresa?

“Pesaro. Sta disputando un’ot­tima stagione, scrivendo qual­cosa di importante. Ha un ottimo allenatore, Repesa, e un grande vantaggio: giocare in quel palazzo quando c’è entusiasmo attorno alla squadra è un arma in più”.

Coach Rossi, un giovane, è sal­tato. Invece Trieste, dopo un av­vio complicato, ha protetto Mar­co Legovich e la stagione giulia­na è cambiata. Perchè?

“Può succedere che ci sia, per tanti motivi, necessità di avvi­cendare l’allenatore. Bravi i di­rigenti di Trieste a non farlo. Se c’è felling tattico tra squadra e coach, e se il clima nell’am­biente è di fiducia reciproca, le mareggiate si superano. Se­rietà e lavoro pagano sempre”.

Di quel Nico Mannion che lei dirottò verso la maglia azzur­ra cosa dice?

“Giudicarlo per la scorsa sta­gione sarebbe una cattiveria, visti i tanti problemi fisici che ha avuto. Io non l’ho mai alle­nato, ma vedo che ora ha ripreso il suo percorso di cresci­ta. Nico dentro una squadra come la Virtus Bologna non potrà che migliorare ancora e maturare. Ha capito cosa è l’Italia: tanto esaltato prima e criticato poi. Diamogli tempo e sboccerà definitivamente”.

 Pino Sacripanti - Sportando

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