Brindisi muore. E non rimane più niente.
Questa
la verità a cui, purtroppo, ogni brindisino si è abituato. Ed è vero, a
Brindisi non rimane più niente. L'indotto del petrolchimico è
praticamente spacciato, la crisi occupazionale è senza precedenti, i
giovani fuggono per tentare di vivere e non di sopravvivere solamente.
Brindisi muore. E non rimane più niente.
La
città non riesce a stare al passo degli esempi virtuosi intorno a sé:
Mesagne e Ostuni restano un modello da seguire ma che non si riesce a
replicare. Dagli eventi alle strutture alberghiere, Brindisi è rimasta
indietro. Troppo.
Brindisi muore da anni. Eppure da anni qualcosa rimane.
Nello
scuro presente brindisino, infatti, una stella continua a brillare. È
quella della Stella del Sud, quella della New Basket Brindisi, che porta
in alto il nome della città da più di 10 anni ormai.
In una città in cui tutto muore il basket resiste.
Un
lusso per una città con un'economia già morta e sepolta, un esempio per
molte società del sud e non, un orgoglio per tutti i brindisini.
Continua
a brillare dopo una cocente retrocessione e un primo anno di A2 al di
sotto delle aspettative. Lo fa in modo onesto, senza strapagare
giocatori in A2 per poi fallire in A e mandare in campo dei ragazzini
per non perdere a tavolino. Lo fa senza crediti d'imposta fittizi, senza
firme false, senza ombre che aleggiano intorno alla società. Lo fa
onestamente.
E se a Brindisi tutto muore il basket VA fatto resistere.
Brindisi
è seconda a due punti dalla capolista Pesaro, nel gruppone delle
squadre ferme a 30 punti. In trasferta gli uomini di coach Bucchi paiono
irriconoscibili e le recenti sconfitte lo dimostrano.
La città è rabbiosa: la paura di rimanere ancora in A2 è tanta.
Eppure Brindisi è lì, a soli due punti da Pesaro con praticamente metà campionato da giocare.
Brindisi è nel basket che conta anche se muore. Anche se non rimane più niente.
E
forse più di qualche tifoso dovrebbe iniziare a vedere cosa accade
nelle altre piazze, tifare la squadra della propria città a prescindere
dal risultato, riempire un palazzo che, proprio in questo momento di
difficoltà, dovrebbe ribollire di rabbia.
Forse, a volte, bisognerebbe ricordarsi dove si vive e di cosa si ha la fortuna di godere.
Perché
Brindisi, forse, non muore: è già morta. E a ritrovarsi senza l'unica
cosa che resiste da più di 10 anni ci si mette poco.
Soprattutto
se chi dovrebbe sgolarsi per sostenere la propria città al
PalaPentassuglia preferisce slogarsi le dita scrivendo la qualunque sui
social.
Criticando l'unica cosa che resiste in una città già morta da tempo.
Ti amo anche quando vinci.
da pagina fb Riccardo Celli

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