IL PERSONAGGIO. ATTILIO CAJA: ANALISI DEL CAMPIONATO (in generale) E DELL'UNA HOTELS (in particolare).
La nuova Serie A si avvicina e, vista dall’esterno, restituisce subito la sensazione di un campionato che ha alzato l’asticella.
Le parole di coach Attilio Caja,
fermo ai box dopo aver concluso la passata stagione sulla panchina
della Fortitudo Bologna, nell'intervista che appare oggi sulle pagine
della Gazzetta di Reggio lo confermano:
«Prima di tutto, che l’asticella si è alzata parecchio. Anche il
divario tra le due squadre di Eurolega secondo me si è un po’ ridotto,
sono aumentate le squadre che fanno le coppe ed è aumentata la
competitività».
Un salto evidente, certificato dai numeri:
«Per la prima volta ci sono dieci squadre che fanno le coppe, e tutte
con una certa ambizione, anche Reggio e Varese che disputano la BCL con
organici interessanti. È un fatto numerico nuovo e interessante».
Naturalmente, le coppe portano entusiasmo ma anche rischi:
«Se fai bene, la coppa alimenta tanta energia positiva che riesci a
portarti avanti. Sennò possono diventare complesse da gestire. Dipende
sempre da come partono le stagioni. Se parti bene puoi andare oltre i
tuoi limiti, se fatichi all’inizio tutto diventa pesante».
La differenza tra EuroCup e BCL è un tema centrale:
«Trovo molto azzeccata la scelta di Reggio Emilia di fare la BCL. Ti
permette di avere certi ritmi. In EuroCup devi avere organici molto
profondi, e se prendi un periodo storto la situazione rischia di
diventare pesante. Però le squadre italiane si sono adeguate per far
bene anche lì».
Napoli, Venezia, Tortona, Reggio: progetti solidi e continuità tecnica
Tra le realtà più osservate c’è Napoli:
«Non direi sorpresa. Il progetto è ambizioso e il presidente Rizzetta
l’ha dimostrato nei fatti. Aver preso un coach come Repesa è un segno
importante. Napoli può essere una realtà importante per l’Italia».
Poi ci sono i club che hanno scelto la continuità:
«Venezia, Tortona, Reggio Emilia: sono squadre consolidate. Il
fatto di avere già un vissuto insieme vuol dire partire già in corsa
durante una staffetta, mentre le rivali partono da ferme».
Un vantaggio che può pesare:
«Può essere un vantaggio, per giocatori e tecnici. Vedo diverse
analogie tra Tortona e Una Hotels, due squadre per cui simpatizzo».
Una Hotels: Barford uomo franchigia, Thor conferma pesante, italiani di riferimento
Sul progetto di Reggio Emilia, le idee sono chiare:
«Barford è un uomo franchigia, non dico che lo si possa paragonare a
un italiano ma quasi. È molto consistente rispetto al passato. E anche
la conferma di Thor è estremamente importante».
Una scelta che valorizza anche il giocatore:
«Per lui è stata una decisione molto oculata: avrà la situazione
tecnica migliore per esprimere il suo potenziale, che può essere molto
alto».
E la base italiana resta un punto fermo:
«Rossato, Uglietti, Severini sono un grande esempio per i nuovi. Se
riescono a fare un buon gruppo, i giocatori nuovi possono inserirsi in
fretta e far bene».
Le incognite romane e una città che vive il basket in modo unico
Infine, il tema Roma:
«I nomi sono interessanti, ma le figurine vanno messe in campo, una
fianco all’altra e non una sopra all’altra. Servono struttura, tifosi,
ambiente, e su questo ci sono tante incognite».
Parole di chi conosce bene la piazza:
«Sono l’allenatore che ha più presenze in panchina nella storia di
Roma. La squadra romana è la Virtus Roma, che purtroppo è rimasta in B.
Sono curioso di come si svilupperanno le cose».
E anche la logistica fa la differenza:
«Giocare al palazzetto a Roma Nord o al PalaEur è come giocare in
un’altra città: hai gruppi di tifosi diversi, riferimenti diversi.
Attendiamo la prova del campo».
da Pianeta Basket

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